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Concerto – I Sabati dell’Audioteca

Sabato 4 Marzo 2023, ore 16:00, Chiesa Santi Cosma e Damiano (Vivaio) – Incisa Valdarno

 

Musiche di

J. J. Quantz, J. S. Bach, S. Dell’Atti, J. S. Bach, A. Vivaldi

BAROCK FLORILEGIUM

Salvatore Dell’Atti, flauti barocchi

Massimiliano Salmi, oboe, oboe d’amore, corno inglese

Beatrice Guarducci, violoncello

 


 

Le parole di Piero Mioli sul Concerto:

 

“Barocca la chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, barocco il programma del concerto odierno. Basta, come fil rouge che assicuri qualche quarto di continuità? Potrebbe stare, ma stavolta c’è di mezzo un ambiente, un periodo, un personaggio preciso: tutto sommato si tratta della fine della prima metà del Settecento, quando a Berlino, sul trono di Prussia, sedeva Federico II, sovrano illuminato verso le arti (non era flautista lui stesso?) e verso l’erario pubblico (non raggiunse il pareggio di bilancio?); e quando, a Vienna, moriva quel grande violinista che era Vivaldi. Sono cinque, le musiche programmate, e nel bel mezzo, nella distanza intercorrente fra le prime e le ultime due, si pone l’opus di un musicista d’oggi largamente esperto di musica barocca ed esecutore lui stesso, ai flauti barocchi, del programma tutto.

Era il 1985 quando il giovane Salvatore Dell’Atti componeva Quasi un lamento, brevissimo lavoro di stile contrappuntistico per tre soprani a cappella ispirati al grande modello di Ligeti e impostato sul nome di Bach (parola che significa “ruscello” ma a ogni lettera può attribuire una nota della scala guidoniana, Si bem.-La-Do-Si nat.). Contrappunto puro, disponibile a più “colori” strumentali. Già adottato da tre fisarmoniche, il denso compianto rivede la luce, anzi riprende il suono in quest’occasione con un nuovo assetto strumentale: un flauto basso (talmente grave di suono da dover diventare lunghissimo, anzi altissimo di foggia), un corno inglese, un violoncello.

Come in un bel giochetto di specchi, i pezzi che precedono Quasi un lamento sono, partendo dal centro stesso, di Bach e di Quantz, mentre quelli che lo seguono sono Bach e Vivaldi. Compositore, trattatista, strumentista Herr Quantz è presente con un Trio-sonata per flauto, oboe e basso continuo: nessuna danza vi compare, giacché si tratta di un sonatismo chiesastico e non cameristico; ma a regnarvi è forse quel vocalismo che a tutt’oggi documenta il grande maestro in amabile contatto con grandi cantanti quali Vittoria Tesi e Francesco Bernardi (il celeberrimo Senesino, amato-odiato da Händel e indubbiamente il maggior musico dell’epoca dopo Farinelli). Il pezzo di Bach è cameristico, e per ragioni di durata frammentario: della mirabile Suite n. 3 per violoncello solo il programma comprende solo preludio, sarabanda e giga, fior da fiore di suprema dottrina artistica e speculativa.

Musica speculativa, cioè filosofica, pitagorica, platoniana, mundana e quindi immateriale è l’accorta scelta di canoni dall’Offerta musicale di Bach, opera ineffabile suonata da Johann Sebastian davanti al figlio Carl Philipp Emanuel che lo aveva introdotto presso il presente Federico II: il re, musicista, desse un tema, difatti thema regium, e il sessantaduenne maestro destinato a morire solo tre anni dopo avrebbe provveduto a variare fino all’inverosimile. Fino all’eternità, verrebbe da dire, anche perché un canone è veramente “perpetuo”. Per finire, una boccata d’aria italiana: è un Concerto che tradisce la coppia di violini e sopra il consueto basso continuo pone un flauto contralto e un oboe. Niente suite, niente danza: il brano è tripartito alla scarlattiana, con un Allegro ma cantabile, un Largo e un Allegro non molto. Come il prete rosso sapesse far cantare gli strumenti è evidente nel primo movimento, ma scovare ulteriormente cantabilità nel secondo è compito precipuo degli esecutori, che mai come in quasi casi sono anche interpreti capaci di intendere, rispettare, abbellire, infiorare un’elegantissima linea di canto”.

 

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